20
Marzo
2012

Le corde dell'Hojojutsu

Letteralmente Hojōjutsu significa l’ “Arte della corda per catturare (-i prigionieri)”, ma è anche conosciuta come Torinawajutsu, dal significato analogo, Hobakujutsu,  Bakujutsu, Nawajutsu o Jojutsu, l’Arte della corda, Sokei no Jutsu, l’Arte del tenere insieme, Togijutsu, Senjutsu.
Nella modernità una sua derivazione, nota come Kinbaku, Nawa-Shibari o Sakubaku,  ha saputo rendersi nota quale pratica feticistico-sessuale, ma le origini dell’ Hojōjutsu sprofondano nella storia giapponese.
Qualcuno potrebbe sostenere che “per i giapponesi legare è naturale quasi al pari di respirare”, essi annodano cinture (Obi), circoscrivono aree sacre con corde annodate, impacchettano regali con complessi nodi (come nella pratica cerimoniale dello Mizuhiki), indossarono nel passato complesse armature tenute insieme da corde annodate.

Per sintetizzare, l’ Hojōjutsu (la cui prima codifica avvenne probabilmente nel 16° secolo) era ed è l'arte marziale di catturare prigionieri e vincolarli per l'arresto, il trasporto e la successiva punizione. Il suo primo utilizzo fu di tipo militare, per poi passare naturalmente ad un utilizzo “civile” in ambito di polizia urbana nel periodo Edo, nel Meiji e nel Taisho, ed essere infine abbandonato definitivamente in epoca moderna a causa dell’adozione di strumenti e tecniche di derivazione occidentale (ceppi, manette, fascette autobloccanti).
Alle corde in uso nell'Hojōjutsu veniva data importanza essenziale, poichè alla loro robustezza veniva assegnata in ultima analisi l'efficacia della tecnica stessa: in canapa (asanawa) o juta per legare i prigionieri, in seta o cotone per l'addestramento.

I colori della cordaHojojutsu
Nell’antichità in Asia al colore di corde utilizzate nei diversi ambiti della vita quotidiana era assegnato un valore importante, capace di attrarre/scacciare energie cosmiche di diverso segno. A questo tipo di concezione non si sottraeva certamente l’Arte dell’Hojōjutsu, intorno alla quale si concentravano superstizioni e credenze di vario genere mutuate da Taoismo e Confucianesimo, e che si definirono compiutamente durante l’Era Tokugawa.
Alle corde di colore blu si associavano la primavera, l’Oriente, la sinistra ed il Drago; alle corde rosse l’estate, il Sud, il “diritto” e la Fenice; alle corde bianche la stagione autunnale, l’Occidente, la destra e la Tigre; infine alle corde nere l’inverno, il Nord, l’ “indietro” e la Tartaruga.
I prigionieri condotti dinanzi all’autorità erano costretti a inginocchiarsi nella direzione corrispondente al colore della corda rispettando in questo modo i parametri “cosmici” fissati e compiacendo al tempo stesso l’occhio del pubblico.
In carcere invece, si utilizzavano solo corde di colore blu, ad esclusione dei “giorni del cane” (luglio e agosto), ove erano utilizzate esclusivamente corde gialle. Successivamente, durante il periodo Meiji, il colore delle corde veniva scelto in funzione della tipologia di prigioniero: le Corde bianche venivano utilizzate per i reati minori, quelle blu per crimini importanti, le viola per un prigioniero di alto rango, mentre per i prigionieri di basso rango venivano utilizzate le corde nere o rosse. 

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso l'immagine tratta dal  Nawa Sho, di sua proprietà.

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