Jutaijutsu Kai

06
Aprile
2012

Il Mese del Kusari - 2

Schema delle categorie delle Armi con catena.

Categories: Jutaijutsu Kai

02
Aprile
2012

Il Mese del Kusari

Inizia il "Mese del Kusari"!
In preparazione dello Stage-evento sul Manrikigusari che si terrà a San Donato Milanese il 22 Aprile, lo spazio del Blog sarà dedicato ad articoli e fotografie inerenti il mondo dei Kusari-Fundō.
Invitiamo tutti a leggerci, e naturalmente a partecipare allo stage!


Kusari, catene. Le armi con catena sono moltissime in Giappone, ma qui ci occuperemo del tema del già citato prossimo seminario del 22 aprile: i ryōfundō-gusari, le catene con due pesi.
Catena a ferro di cavallo
Una delle storie che narrano della nascita del ryōfundō-gusari fa riferimento alla già citata Masaki Ryū, quale evoluzione del konpi (la lunga catena) del Kusari-gama. Il konpi del Kusarigama deriverebbe a sua volta dal "martello meteora" cinese, ma è curioso sottolineare come anche in Cina esistesse già un'arma simile al ryōfundō-gusari nota come "catena a ferro di cavallo". 
Un'altra storia inerente i natali del ryōfundō-gusari si riferisce invece indirettamente all'Hojōjutsu, l'arte di legare i prigionieri, ed alle armature giapponesi: con il Koshinawa, il "Cordone da anca" (anche noto come warijime), posizionato sul Do dell’armatura, era possibile eseguire tecniche "di emergenza" di hayanawa, la corda veloce per bloccare attacchi e immobilizzare. Da questo utilizzo sarebbe nata la "suggestione" che diede origine ai ryōfundō-gusari.

In realtà, al di là degli interessanti spunti storici provenienti da diverse tradizioni, è plausibile ritenere che l'origine dell'utilizzo "militare" di una corta catena sia molto, molto antico e scarsamente riconducibile ad una persona o ad una Scuola nello specifico. 

Si ringrazia Sōke Sensei Cesare Turtoro e Sensei Daniela Crovella per aver concesso la foto della "Catena a ferro di cavallo" cinese appartenente alla loro collezione privata.

Categories: Jutaijutsu Kai

20
Marzo
2012

Le corde dell'Hojojutsu

Letteralmente Hojōjutsu significa l’ “Arte della corda per catturare (-i prigionieri)”, ma è anche conosciuta come Torinawajutsu, dal significato analogo, Hobakujutsu,  Bakujutsu, Nawajutsu o Jojutsu, l’Arte della corda, Sokei no Jutsu, l’Arte del tenere insieme, Togijutsu, Senjutsu.
Nella modernità una sua derivazione, nota come Kinbaku, Nawa-Shibari o Sakubaku,  ha saputo rendersi nota quale pratica feticistico-sessuale, ma le origini dell’ Hojōjutsu sprofondano nella storia giapponese.
Qualcuno potrebbe sostenere che “per i giapponesi legare è naturale quasi al pari di respirare”, essi annodano cinture (Obi), circoscrivono aree sacre con corde annodate, impacchettano regali con complessi nodi (come nella pratica cerimoniale dello Mizuhiki), indossarono nel passato complesse armature tenute insieme da corde annodate.

Per sintetizzare, l’ Hojōjutsu (la cui prima codifica avvenne probabilmente nel 16° secolo) era ed è l'arte marziale di catturare prigionieri e vincolarli per l'arresto, il trasporto e la successiva punizione. Il suo primo utilizzo fu di tipo militare, per poi passare naturalmente ad un utilizzo “civile” in ambito di polizia urbana nel periodo Edo, nel Meiji e nel Taisho, ed essere infine abbandonato definitivamente in epoca moderna a causa dell’adozione di strumenti e tecniche di derivazione occidentale (ceppi, manette, fascette autobloccanti).
Alle corde in uso nell'Hojōjutsu veniva data importanza essenziale, poichè alla loro robustezza veniva assegnata in ultima analisi l'efficacia della tecnica stessa: in canapa (asanawa) o juta per legare i prigionieri, in seta o cotone per l'addestramento.

I colori della cordaHojojutsu
Nell’antichità in Asia al colore di corde utilizzate nei diversi ambiti della vita quotidiana era assegnato un valore importante, capace di attrarre/scacciare energie cosmiche di diverso segno. A questo tipo di concezione non si sottraeva certamente l’Arte dell’Hojōjutsu, intorno alla quale si concentravano superstizioni e credenze di vario genere mutuate da Taoismo e Confucianesimo, e che si definirono compiutamente durante l’Era Tokugawa.
Alle corde di colore blu si associavano la primavera, l’Oriente, la sinistra ed il Drago; alle corde rosse l’estate, il Sud, il “diritto” e la Fenice; alle corde bianche la stagione autunnale, l’Occidente, la destra e la Tigre; infine alle corde nere l’inverno, il Nord, l’ “indietro” e la Tartaruga.
I prigionieri condotti dinanzi all’autorità erano costretti a inginocchiarsi nella direzione corrispondente al colore della corda rispettando in questo modo i parametri “cosmici” fissati e compiacendo al tempo stesso l’occhio del pubblico.
In carcere invece, si utilizzavano solo corde di colore blu, ad esclusione dei “giorni del cane” (luglio e agosto), ove erano utilizzate esclusivamente corde gialle. Successivamente, durante il periodo Meiji, il colore delle corde veniva scelto in funzione della tipologia di prigioniero: le Corde bianche venivano utilizzate per i reati minori, quelle blu per crimini importanti, le viola per un prigioniero di alto rango, mentre per i prigionieri di basso rango venivano utilizzate le corde nere o rosse. 

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso l'immagine tratta dal  Nawa Sho, di sua proprietà.

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14
Marzo
2012

Articolo su "Samurai"

Samurai - Marzo 2012


In questi giorni è in edicola il numero di marzo della rivista "Samurai", sulla quale, a pagina 26, è presente un articolo di Christian Russo Shihan  sul Manrikigusari, in occasione del Seminario che si terrà il 22 Aprile a Milano.

Se vi capita fra le mani, leggeteci!

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08
Marzo
2012

Armi e strumenti antichi - 5

Tenouchi

TenouchiFra le Kakushi-Buki, le "armi nascoste", una sotto-categoria interessante di piccole armi è rappresentata dai Tenouchi.
Il termine significa "dentro la mano" e nello specifico raggruppa una serie di strumenti utili a percussioni, pressioni, e, come vedremo nella descrizione dell'arma nello specifico, legature.
I Tenouchi sono oggetti che in qualche modo sono volti allo scopo di "amplificare" le capacità del praticante permettendogli di difendersi "a mani nude" anche da attacchi armati. Avremo modo di descrivere diversi tipi di Tenouchi, ma ora occupiamoci del primo di essi: il Toda Ryū Tenouchi.

Toda Ryū Tenouchi
Il Toda Ryū Tenouchi è uno strumento che trae la propria forma da un Dokko stilizzato. Il dokko è un oggetto rituale di origini indiane che indica il diamante-fulmine, arma e potere degli Dèi del pantheon asiatico: lo troviamo nell’induismo, nel giainismo e nel buddhismo.
Sin dall’antichità sappiamo che le pratiche ascetiche erano spesso legate “a doppio filo” con le pratiche marziali: strumenti di difesa per i monaci ma anche vettore essenziale di conoscenza sull’Uomo. Ecco che un oggetto rituale veniva utilizzato anche come arma di difesa, utile a colpire o a comprimere punti particolarmente sensibili del corpo umano.
Tornando al nostro Tenouchi, assume quindi la forma di dokko stilizzato, con un buco al centro ed una corda. La corda trae probabilmente il suo uso da un altro strumento in uso nell’Hojōjutsu, l’Arte di legare i prigionieri, e cioè il Fundōnawa.

Il Tenouchi quindi, costruito in metallo o in legno, e adatto sia a percuotere, che a comprimere che, con particolari tecniche di “imbastitura” a imbrigliare l’arto o l’arma dell’avversario.

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso la foto dei tenouchi appartenenti alla sua collezione.

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27
Febbraio
2012

Armi e strumenti antichi - 4

Kakute

KakuteMolti sono i nomi con i quali ci si riferisce a questo particolare strumento dell'armamentario nipponico. Il più noto e utilizzato è certamente kakute, "anello cornuto - o dentato".
Diverse Scuole ne prevedono la costruzione con uno o più denti (sanbontsuno, shihontsuno, gohontsuno), in ferro dolce watetsu.
L'utilizzo di questo strumento poteva certamente essere atto all'avvelenamento (intingendo le punte nel veleno si poteva "graffiare" l'avversario), ma non era l'utilizzo principale: indossandolo nel dito medio (o indossandone più di uno su diverse dita della mano) nel combattimento corpo a corpo era possibile "comprimere" punti di pressione dolorosa, "amplificandone" gli effetti.
Un altro metodo prevedeva che l'anello venisse indossato con il dente verso l'esterno, per potenziare gli atemi (percussioni).
In una versione provvista di un secondo anello, il Kakute è abbinato ad una honnawa (corda lunga) per le tecniche di "arresto" e immobilizzazione con corda, ed in un'altra variante è associato al Konpei, descritto precedentemente.
Quest'arma è da annoverare fra le armi occulte del ninjutsu: compare tra gli altri in uno dei makimono della Togakure Ryū


Si ringrazia Sōke Sensei Cesare Turtoro e Sensei Daniela Crovella per aver concesso la foto del kakute appartenente alla loro collezione privata.

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16
Febbraio
2012

Armi e strumenti antichi - 3

Kusari-buki - Armi con catena
Le Kusari-Buki sono armi di diversa foggia che hanno in comune una catena, un bastone o un'altra arma (come un jutte, un kama, o altro) e, spesso, un peso.Konpei

Konpei
Un’arma davvero insolita e poco conosciuta del panorama marziale nipponico è senz’altro il konpei. La sua caratteristica principale era probabilmente l’effetto sorpresa e si dice venisse usata anche quale strumentazione d’arresto.
Di fatto è un konpi - una catena con un solo peso - passante all’interno di un tubo dotato di hanakagi (guardia); ad una delle due estremità un anello in metallo o un kakute, un anello “cornuto”.

Il suo utilizzo lascia supporre che quest’arma si proponesse di bloccare/intercettare un colpo, avvolgere l’arto o l’arma avversaria per poi, attraverso il kusari, concludere l'azione con una tecnica di immobilizzazione.

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso la foto del konpei appartenente alla sua collezione.

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31
Gennaio
2012

Armi e strumenti antichi - 2

Kusari

Kusari - Catene
TamagusariLe tipologie di kusari (catene) sono davvero innumerevoli. Una catalogazione approssimativa è certamente possibile, ma tale catalogazione deve sempre considerare che dimensione, forma e peso sia degli anelli della catena che dei pesi (fundo) a essa connessi possono variare sensibilmente all’interno della stessa categoria: questa particolare arma era -sempre- personalizzata dal suo utilizzatore, nonchè sottoposta a caratteristiche dettate dalla Scuola che l'aveva generata e quindi al modo di usarla..
Le due grandi macro-categorie di kusari sono: konpi – catene con un solo peso, e ryofundogusari – catene con due pesi attaccati alle estremità. 

Nella foto possiamo osservare una catena della seconda categoria (ryofundogusari), un’arma utilizzata principalmente in tecniche di avvolgimento, lancio e percussione. Il suo nome è tamagusari (o kusari-tama) e cioè “catena-palla”, i fundo infatti hanno questa forma: questo modello era usato prevalentemente dalla Scuola Kiraku Ryu.

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso la foto del tamagusari appartenente alla sua collezione.

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23
Gennaio
2012

Armi e strumenti antichi - 1

Metsubushi

Blog Jutaijutsu-Kai: inauguriamo una rubrica sulle Armi e gli strumenti meno conosciuti del medioevo giapponese.

Metsubushi
- Accecanti
Se da sempre “gettare cenere negli occhi” è stato un metodo per approfittarsi di un temporaneo svantaggio del nemico, i ninja ne fecero un diversivo abituale. La cenere, che gradualmente venne sostituita da sostanze più adatte, sabbia, limatura di ferro, o sostanze specifiche irritanti, urticanti, acide, incendiarie e persino infette, veniva contenuta in gusci d’uovo o di noce o in canne di bambù; al fondo della saya dello shinobi-to o soffiata da una fukiya o in altre armi nascoste.Sokutoki

I Sokutoki – Strumenti per soffocare e accecare
Come spesso è accaduto nella storia giapponese, un metodo diversivo utilizzato da elementi spesso “nemici” al potere costituito, o semplicemente grazie a persone che “avevano saltato il fosso” assumendo ruoli di repressione nei confronti dei propri passati compagni, iniziò a far parte dei metodi classici di intervento della polizia urbana. A partire dall’idea del “soffiare”, si costruirono così, nel tardo periodo Edo, piccoli strumenti, i sokutoki, scatolette atte a contenere le sopra-citate polveri e, tramite un beccuccio, soffiate letteralmente in faccia al “bandito” o allo scalmanato ronin, per poi arrestarlo con più facilità. I sokutoki venivano tenuti al collo con una cordicella, entrando a far parte dell’armamentario dei Machi-kata Doshin, i livelli più bassi della polizia urbana.

Si ringrazia Soke Sensei Cesare Turtoro e Sensei Daniela Crovella per aver concesso la foto del sokutoki in ottone a forma di pedina del Go, appartenente alla loro collezione.

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