Jutaijutsu Kai

03
Giugno
2015

Hojojutsu

L'Arte Guerriera della Corda

Hojojutsu
Il 15 Giugno 2015 esce in libreria e sulle principali piattaforme online il libro “Hojojutsu – L’Arte Guerriera della Cordadi Christian Russo edito dalla Casa Editrice torinese Yoshin Ryu.


Poco conosciuto in Occidente, lo Hojojutsu, o “Arte della Corda da Cattura”, è una complessa disciplina evolutasi in Giappone in ambiente militare sin dal 1400 e successivamente adottata dalla polizia del periodo Edo (1600-1868). Per mezzo di corde di canapa, lo Hojojutsu insegnava a soldati ed agenti di polizia a trattenere i prigionieri per l’arresto, il trasporto, la detenzione e l’interrogatorio.
In un Giappone arcaico, ove la corda era considerata un tramite fra il mondo materiale e quello spirituale, vennero sviluppate centinaia di intricate tecniche di legatura esteticamente raffinate, che consentissero di rispettare da un lato le credenze religiose del tempo, dall’altro la suddivisione in caste del modello confuciano.
L’autore illustra i 600 anni di storia di questa affascinante disciplina, gli sviluppi tecnici, metodologici, gli strumenti utilizzati, i contatti con l’esoterismo e la filosofia del tempo.
L’Arte dello Hojojutsu è naturalmente scomparsa con la modernizzazione del Paese e l’adozione di metodi e tecniche di derivazione occidentale nelle funzioni di polizia (manette, fascette, ecc.), anche se sopravvive quale bagaglio culturale di poche Scuole di arti marziali tradizionali.

Un saggio dunque che rivela un affascinante scorcio su un argomento complesso e interessante del feudalesimo giapponese, e che correda le informazioni storiche e tecniche con numerose immagini xilografiche e fotografie. In chiusura, la traduzione di un raro documento datato 1797 che si poneva lo scopo di tramandare ai novizi le conoscenze circa l’utilizzo della corda in ambito guerriero. 

Christian Russo
Nasce a Torino ed insegna l’Arte Marziale del Jutaijutsu della Scuola Yoshin Ryu, che ha iniziato a praticare sin dalla giovane età. Dal 2002 collabora con il Comitato culturale dell’Associazione negli studi e nell’organizzazione delle mostre a tema Giappone (Kagemusha, Omote – le Maschere del Teatro No, Karakuri, Shodo, Origami). La pratica delle arti marziali e i suoi viaggi in Giappone lo hanno avvicinato ad aspetti delle discipline tradizionali poco conosciuti ma rilevanti del Paese del Sol Levante.

Casa Editrice Yoshin Ryu
La Casa Editrice Yoshin Ryu di Torino ha pubblicato i cataloghi delle esposizioni sul Giappone dell’Associazione omonima tenutesi a Palazzo Barolo, Bricherasio e MAO. Dalla sua nascita, particolare cura è stata prestata alla realizzazione grafica, alla qualità dei materiali fotografici, testuali e cartacei, i quali hanno dato vita ad edizioni prestigiose. Il libro “Hojojutsu – L’Arte Guerriera della Corda” è il primo saggio a “uscire” dai percorsi espositivi per trattare però ancora una volta un argomento storico e culturale di un Giappone inedito e affascinante.


240 pagine, oltre 250 illustrazioni e fotografie. Prezzo di copertina 34,50€

ISBN 9788890600531

Edizioni Yoshin Ryu – Torino | www.yoshinryu.com | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | Numero di Segreteria  011.24.85.659
facebook.com/librohojojutsu

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16
Maggio
2013

Token - 1

Parti della lama

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09
Febbraio
2013

Ningu - 3

Kumade

kumade
KUMADE
Parenti stretti degli Shukō sono i Kumade (熊手), anche noti come Tekkō-Kagi: strumenti il cui utilizzo nell'arrampicata viene sacrificato decisamente in favore del combattimento.

Utilizzati singolarmente o in coppia, legati all'avambraccio tramite stringhe di cuoio o cotone, i Kumade consentono parate e attacchi fulminei dall'effetto devastante.
 
Foto: collezione di Shihan Christian Russo.

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01
Novembre
2012

Yoshino

                                  Il passaggio segreto verso le profondità
della montagna sacra di Yoshino,
là dov'è la dimora del nulla.

(formula rituale degli Yamabushi)

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10
Ottobre
2012

Ningu - 2

Shuko

SHUKŌ
shuko2Nella categoria Ningu dobbiamo annoverare anche i famosi Shukō (手鈎/手虎/手甲), "arpioni da mano", "zampe di tigre" o "mano corazzata".
La loro creazione, in associazione con gli Ashikō (gli omologhi per i piedi) è attribuita al Tōgakure Ryū della Regione di Iga.
L'utilizzo di questi artigli è votato a facilitare l'arrampicata ed al combattimento: attraverso essi si possono parare o intercettare colpi armati, ed attaccare efficacemente grazie agli spunzoni arcuati.
Come per altre armi simili (hibuki), la loro efficacia deriva principalmente dal loro utilizzo "occulto", non evidente.

Alcuni "parenti" degli Shukō, che abbiamo già avuto modo di descrivere o che descriveremo in seguito sono:
- Ashikō
- Tekkō-Kagi o Kumade
- Neko-de
- Tekken

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24
Settembre
2012

Ningu - 1

Kyoketsu Shoge

Con il termine Ningu ci si riferisce ad attrezzature multiuso dalla provenienza diretta e univoca da scuole ninja. Questi strumenti, com'è tipico della loro origine, erano piuttosto versatili: un "agente" che dovesse portare con sè, spesso per lunghi tragitti, un qualsiasi tipo di armamentario non poteva permettersi strumenti ingombranti, pesanti, o rigidi nell'utilizzo. Ecco dunque che vediamo comparire oggetti dalle forme insolite, spesso "presi a prestito" da strumenti della vita quotidiana e che potevano all'occorrenza svolgere diverse funzioni: armi, attrezzi per l'arrampicata, attrezzi per lo scasso, e così via. 

KYOKETSU SHŌGE
kyoketsuFra i Ningu il più famoso e degno di appartenere a questa categoria vi è sicuramente il Kyoketsu Shōge (距跋渉毛), il cui nome significa "corda per vagabondare distanti".
La sua creazione è attribuita a Tozawa Hakuunsai, primo Sōke della Gyokko Ryū della Regione di Iga.
Probabilmente derivato da un Kama Yari, è formato da una lama a due tagli principalmente utile a trafiggere, con un "gancio" a 90°, un manico lungo da 10 a 50 cm, ed una catena o più spesso un Kannawa, una corda lunga da 3 a 5 metri (originariamente in crine di cavallo o in capelli umani) con un anello all'estremità.
 
Il Kyoketsu si prestava dunque a diversi utilizzi:
- tagliare, affondare, parare nel combattimento con tecniche di Tantō (coltello), Kama (falce) e Jutte (manganello);
- facilitare l'arrampicata;
- eseguire tecniche di Hojojutsu;
- piazzare trappole;
L'anello posto all'estremità della corda poteva servire per formare un cappio con il quale intrappolare l'avversario o per l'arrampicata; talvolta poteva avere una caratteristica singolare: se costruito in ferro piatto, il bordo interno veniva affilato o seghettato e, quando intercettato dall'avversario, mozzargli le dita con un rapido gesto del polso del suo utilizzatore.

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17
Maggio
2012

Armi e strumenti antichi - 6

Karakuri-jitte

Karakuri-jitteUn'arma davvero insolita e perlopiù sconosciuta in Occidente è chiamata Karakuri-jitte. Fornire una descrizione di questo strumento è assai complesso: è un'arma corta, con una lama e due "ali" laterali utili a intercettare le armi dell'avversario ed un gancio perpendicolare che, oltre a fornire un ulteriore dente all'arma, ne consente l'apertura. Il Karakuri-jitte si può infatti richiudere per il trasporto.
Talvolta confuso con un altro strumento, il Marohoshi (che è il suo naturale sviluppo successivo), il Karakuri-jitte deriva dallo Yarijitte, la prima versione di quest'arma, che non aveva la possibilità di essere ripiegato. Utilizzato spesso in coppia assieme alla spada, una teoria vuole che fosse uno degli strumenti inventati dal nonno di Miyamoto Musashi, Yoshimoto, fondatore della Enmei Ryū e probabilmente ninja al servizio di Toyotomi Hideyoshi.

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso la foto del karakuri-jitte appartenente alla sua collezione.

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27
Aprile
2012

Il Mese del Kusari - 4

Jutsu e nel Kusari

masakiIl primo incontro con la Pratica del Kusarijutsu può essere traumatico.
E' un'Arte affascinante, ma anche complessa, difficile, dolorosa: essa rappresenta realmente un'amplificazione - di capacità, ma anche di errori.

Le Scuole che oggi praticano il Kusarijutsu sono pochissime, e nella maggior parte dei casi si riferiscono a qualcosa che appare più legato al , che al JUTSU. In ciò, in fin dei conti, non si possono che trovare contraddizioni, più che purezze.

Il Kusarijutsu, la sublime Arte della Catena, non si merita una seppur comprensibile standardizzazione in Kata precostituiti ove Uke e Tori sanno esattamente cosa fare, o almeno non solo.
Il Kusari si pone lo scopo di intercettare attacchi, di eseguire tecniche "furtive", fratturando ossa, comprimendo vene o gangli nervosi; le posture -Kamae- non vanno irrigidite, non vanno secolarizzate.

Il concetto di libertà è uno dei più fraintesi nelle Arti Marziali. Per i detrattori, la "libertà" è pochezza - di cultura, di insegnamenti, di tecnica; da un altro punto di vista la "libertà" è stata usata come pretesto da alcuni per "inventare di sana pianta" tecniche e concetti senza alcun fondamento, magari in opposizione a quelle "Arti Marziali" che possono vantare secoli di cultura alle spalle.
In realtà la "libertà" di alcune (poche) Arti Marziali, fra le quali dobbiamo annoverare il Jūtaijutsu (ed il sottoargomento del Kusari) è un punto di arrivo, un approccio metodologico che è lo sviluppo naturale di uno studio tecnico però rigoroso e con fondamenti tradizionali.
In altre parole, questo concetto di "Arte" non è molto distante dalla musica, o dalla pittura: dopo aver acquisito - con lungo e faticoso studio - le "note" o le tecniche fondamentali, è poi possibile "creare" e "legare" gli elementi in maniera libera e potenzialmente innovativa. Alcune Arti Marziali Tradizionali non affrontano affatto questo ultimo gradino evolutivo dell'Arte, forse perchè, a ragione, è in assoluto il più difficile, il più fraintendibile, il più pericoloso senza la guida di un Maestro degno di questo nome.

E' opportuno ricordare il perchè il "Jutsu" si sia andato via via trasformando in "". Alcuni studiosi fanno risalire questa trasformazione in maniera diretta al periodo Meiji. E' in effetti questo il periodo nel quale possiamo vedere la definitiva scomparsa dei "Jutsu" e l'avvento dei "nuovi ", ma è da considerare con attenzione anche il ruolo fondamentale del lungo periodo "pacifico" Edo, o Tokugawa, che ha notevolmente contribuito alla "decadenza" delle arti guerriere e alla loro trasformazione in "Vie" individuali. Alla "guerra" vera e propria si è andata sovrapponendo la politica e l'urbanizzazione della società.
Nel far sì che le antiche Arti potessero in qualche modo sopravvivere, è stato necessario modificarne una parte, rendendole più adatte alla trasmissione, e "irrigidendole" per preservarle: i "kata" propri di alcune Arti Marziali, sono metodi molto efficaci di trasmissione, e al tempo stesso di protezione/valorizzazione del proprio contenuto.

Fatta questa premessa, appare indispensabile però essere consci che tutto ciò che valica i confini del Kata non è "altro"-dalle Arti Marziali più pure. Esistono, infatti, alcune Tradizioni che desiderano discostarsi dalla visione per la quale l'Arte "pura" è esclusivamente quella legata al solo Kata.
Nel Jūtaijutsu la tecnica c'è e viene tramandata, ma il passaggio successivo è l'utilizzo del principio in maniera libera e senza schemi preordinati. Come corpo e mente, bianco e nero, la forma e la sostanza, la tecnica e l'arte non possono esistere l'una senza l'altra. Questo è uno dei fondamenti del Jūtaijutsu.

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso la foto del Masaki Ryū Manrikigusari di periodo Edo, appartenente alla sua collezione.

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11
Aprile
2012

Il Mese del Kusari - 3

Le forme dei Fundō
FundogusariUn interessante aspetto dello studio della storia e delle tipologie del Kusari è la forma dei due fundō (pesi) alle estremità. Per ragioni a volte tecniche, a volte filosofico-esoteriche o di distinguibilità, tali pesi hanno assunto le forme più disparate (non dimentichiamo l'esistenza di una concezione per la quale il manrikigusari viene assimilato ad un vero e proprio talismano capace di scacciare energie negative e dèmoni, concezione che segnala una delle sue possibili origini: il rosario buddhista).
Il peso del fundō doveva essere bilanciato rispetto al peso della catena (nell'osservazione di questo aspetto possiamo infatti ritrovare un metodo per distinguere ryōfundō-gusari autentici o ricostruzioni ben fatte da falsi spudorati).
A pesi molto piccoli corrispondeva solitamente un utilizzo più adatto ad avvolgimenti "a frusta" o per le percussioni, mentre la classica forma allungata era corrispondente per sommi capi a quello che è poi diventato famoso come Manrikigusari - la "catena-morsa", utile cioè soprattutto alle "chiusure" a due mani.
I pesi piccoli potevano essere sferici (fig.3 il già citato tama-gusari della Kiraku Ryū), parallelepipedali, piramidali (figg.2 e 9), trapezoidali piatti (fig.5 tanzakugata fundō - Masaki Ryū), a forma di campanello (fig.1 suzugata fundō) o di zucca (fig.4 hyōtangata fundō).
I pesi allungati potevano avere sezione parallelepipedale (fig.10 Toda Ryū), piramidale, esagonale (rokkaku-fundō), ottagonale (fig.7 hakkaku-fundō), ottagonale sagomato (fig.11 Kinshin Ryū) cilindrica (fig.6 il Manrikigusari utilizzato nella Yoshin Ryū di Torino e nella Jūtaijutsu-Kai).

Al di là dell'aspetto estetico, la forma contribuiva a facilitare la presa dell'arma o alcuni utilizzi specifici, come percussioni o pressioni.

Le fotografie riprendono kusari-fundō di periodo Edo e successivi appartenenti alle collezioni di Sōke Sensei Cesare Turtoro, Sensei Daniela Crovella  e Shihan Christian Russo.

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